Storia
Mercoledì 07 Luglio 2010 16:41

STORIA

L’edificio che accoglie il teatro comunale intitolato a Carlo Marenco risale al settembre 1861, anno in cui si conclusero i lavori per la realizzazione di una struttura idonea e capiente a soddisfare le necessità sceniche della compagnia di attori dilettanti locale e del suo pubblico.
Prima di allora, nei primi decenni dell’Ottocento, gli artisti recitavano in un salone situato in via Marenco al numero 103 presso il primo piano dell’abitazione del pittore Pietro Bergallo. Questo salone-teatro, sul cui ristretto palcoscenico salirono attori professionisti provenienti da diverse compagnie, divenne ben presto troppo angusto. La compagnia teatrale cebana riscuoteva molto interesse, ma gli spazi erano di modeste dimensioni e si decise di trovare una soluzione per soddisfarne le esigenze. Si rendeva necessario trovare un locale più ampio, non solo per la ricettività, ma anche per la realizzazione stessa degli spettacoli. La Filodrammatica chiese all’amministrazione civica e alla cittadinanza di partecipare alla costruzione di un vero e proprio teatro. Il luogo adatto a tale scopo fu rinvenuto in via Pallavicino, nei locali che avevano accolto le carceri nel periodo in cui Ceva era capoluogo di Provincia. Soppressa la Provincia, le prigioni vennero dismesse e caddero in uno stato di degrado tale da diventare un aggravio troppo oneroso per le finanze del Municipio. A testimonianza dell’esistenza in quel luogo delle prigioni vi è ancora una formella, scritta in francese, Sureté publique / Obediance aux lois, posta sull’edificio accanto, che indicava gli uffici carcerari. Inizialmente si pensò di trasformare il fabbricato metà a macello e metà a teatro, ma alla fine si fece solo il teatro. Il 22 novembre 1858, il comune deliberò di concedere alla Filodrammatica il sito e di contribuire con la somma di Lire 6.000 da erogarsi in cinque anni. La Filodrammatica disponeva solo di Lire 1.000, mentre le spese di costruzione erano calcolate in Lire 16.000, quindi si stabilì di vendere 41 palchi del costruendo teatro per Lire 230 cadauno, per ottenere i fondi mancanti. I palchi rimanenti andarono a disposizione del Comune. Formata una commissione mista tra Società e Comune, su progetto di Donato Levi, si iniziarono i lavori nell'aprile del 1860. Benché la Società Filodrammatica si fosse impegnata a completare i lavori in cinque anni, questi finirono nel giro di quattordici mesi. Questo indusse gli attori ad un tour de force artistico per reperire i fondi necessari all’iniziativa: si impegnarono dunque in recite straordinarie de La Passione di Cristo, nei Cameroni presso la Filanda Siccardi, al Borgo Sottano. I lavori terminarono alla fine di agosto del 1861 e l’inaugurazione avvenne il 28 settembre successivo. Il Comune di Ceva decise di intitolare il Teatro al grande drammaturgo e benefattore cebano Carlo Marenco e, d'accordo con la Filodrammatica, venne stabilito che le manifestazioni di apertura ufficiale avvenissero con la rappresentazione de La Pia de' Tolomei, tragedia del medesimo, il 29 settembre con La locandiera di Carlo Goldoni ed il 30 con la Francesca da Rimini di Silvio Pellico. Ceva poteva pertanto vantare un vero e proprio teatro, degno di stare accanto alle più nobili sale della provincia con i suoi 48 palchi, la platea e la galleria dotate di un’acustica eccezionale ed una capienza di circa duecentocinquanta spettatori. Il celebre comico Macario, cebano d'adozione, calcò più volte le tavole del palcoscenico del Marenco ed ebbe a paragonarlo ad una "bomboniera". I manufatti in legno dei palchi e del palcoscenico furono opera di Alessandro Boasso, gli affreschi del soffitto e dei palchi furono eseguiti dal pittore Giuseppe Vigna, il tendone fu dipinto del cebano Vincenzo Odello, detto Cilin. I palchi furono dedicati a: Alfieri, Baretti, Boito, Giacosa, Ponchielli, Monti, Bellini, Novelli, Marenco, Cavallotti, Verdi, Manzoni, Donizetti, Pellico, Rossini e Niccolini. Sopra l'ingresso alla platea di fronte al palco vi è il busto di Carlo Marenco. Iniziò dunque una intensa attività di sala con alti e bassi legati agli eventi storici. La funzione del Marenco non si limitava solo alle rappresentazioni teatrali, ma divenne anche luogo di incontro durante i veglioni di carnevale, di fine anno e ancora sede deputata per comizi politici, convegni culturali e concerti. Il teatro fu pure adibito a sala cinematografica dal 1934 ai primi anni ‘60.
Con il passare degli anni e per causa degli eventi bellici, anche il teatro cittadino necessitava di essere restaurato. Grazie ad alcuni cebani si attuarono i lavori di recupero tra il 1971 e il 1975. Fu nominata una nuova amministrazione composta da: Tanchi Michelotti, Ernesto Rebaudengo, Isa Quaglino, Teresa Pintus e Giacomo Fogliacco che nominarono presidente Riccardo Luciano (Dado) che svolse un encomiabile lavoro. La somma a disposizione del teatro era limitata e si riuscì a terminare la ristrutturazione solo grazie alle donazioni di privati, all’intervento dell’amministrazione comunale e all’opera gratuita di alcuni artigiani, commercianti e professionisti locali e di molti altri che contribuirono in vari modi, come i proprietari dei palchi che li vendettero alla cifra simbolica di una lira.
Sorprendentemente durante gli scavi effettuati per la realizzazione del piano per il bar, fu rinvenuta un'antica colonna cilindrica in laterizio e pietre, tutt’ora visibile nel foyer, che faceva parte della struttura della chiesa di Santa Maria di Piazza, andata distrutta e che sorgeva su questo sito.
Nel 2007, l'edificio fu oggetto di ulteriori restauri al fine di risanare la struttura dai vari problemi dovuti alle infiltrazioni ed all’umidità. Dopo molti anni il soffitto affrescato venne recuperato e rimesso in mostra e si rinnovarono pure gli impianti scenici.
Come dice Dado Luciano: “I Cebani si meritano questo gioiello perché l'hanno ricostruito loro, con la loro opera e i loro denari”.

 

ATTORI E REGISTI DELLA FILODRAMMATICA

Si hanno notizie della filodrammatica di Ceva già nella prima metà del 1800.
Infatti citiamo dal libro "Il Teatro Marenco , storia di un palcoscenico di paese" di R.Luciano e M.Robaldo - ed.Stilgraf - 1997: La Società Filodrammatica si era fatta fiorente ed assai pregiata. Essa aveva a capo il signor Luigi Colombo. (Siamo nel 1850 circa) " Primo regista di cui si ha conoscenza. Seguirono: il prof. Bicocco (fine 1800) e l'avv. Mario Quaglino (1930) per citarne solo alcuni.
Ed arriviamo a...

Ettore Gula nato nel 1898 a Ceva , dove é sempre vissuto, salvo una breve parentesi in Africa Orientale , allora AOI, dove era andato per "colonizzare", con poco successo, l'Impero. Molto eclettico ed estroverso si é dedicato nella vita a mille attività per professione o per hobby. Ha gestito un mulino in Africa e fatto il tabaccaio a Ceva, il direttore dell'ufficio annonario in tempo di guerra (cosa che gli ha procurato non pochi guai a guerra conclusa), l'appaltatore di servizi ferroviari , capotreno prima e dopo la guerra e persino l'allevatore di polli e conigli.
Ma la sua vera passione però erano i fiori ed il teatro, dove si sentiva realizzato.
Prima della seconda guerra mondiale fu valido attore della filodrammatica del Marenco diretta dall'avv.Mario Quaglino.
Il tempo libero lo passava sempre a leggere copioni per allestire recite che avessero successo e nel dopoguerra prese le redini della filodrammatica allora intitolata a Leopoldo Marenco (figlio del più grande Carlo); dava l'anima per le recite dei bambini delle scuole elementari, dell'avviamento professionale, dell'asilo infantile; si interessò anche a quelle degli allievi ufficiali durante il tempo di guerra. Per molti anni fu l'anima della filodrammatica del Marenco che nel dopoguerra ebbe anche un primo premio ad un concorso provinciale di filodrammatiche. Al teatro dedicava ogni sua energia e gli spettacoli godevano sempre un grande concorso di pubblico che sapeva sempre amorevolmente perdonare qualche immancabile lacuna.
Ricordiamo alcune commedie da Lui realizzate:
"Tredici a tavola" "La locanda dei tre merli" " I fastidi d'n grand'om"...
... e la famosa rivista che ebbe uno strepitoso successo (autori Mario Robaldo e Giovanni Gula): "Arrivano i vostri". Fra le tante parodie delle canzoni con le quali si prendevano in giro i vari personaggi di Ceva
ricordiamo qui quella relativa al consiglio comunale:
(Il motivo musicale era di una vecchia canzone ormai dimenticata)
..Venti persone
dentro una stanza
stanno facendo
un'adunanza
Sedici sono democristiani
e gli altri quattro sono nenniani (
seguaci di nenni:partito socialista)
Li abbiamo eletti coi nostri voti
li avranno ancora i nostri nipoti
I consiglieri son tanto belli
venti persone pochi cervelli.
(Cambiano i tempi,ma i problemi sono sempre gli stessi)

 

Nando Alciati nato il 27 luglio 1922 a Ceva, dove ha sempre vissuto. Ha lavorato come impiegato presso l'allora Ufficio del registro di Ceva. Deceduto in Ceva il 19 dicembre 2004.
Attore brillante della filodrammatica del Marenco, prima della ristrutturazione del teatro, sotto la direzione artistica di Ettore Gula. Dopo il 1975 prende la direzione della Filodrammatica e guida, con la sua capace regia, i "dilettanti" di Ceva per la realizzazione di numerose commedie dialettali (alcune da lui stesso tradotte in piemontese) che riscossero un enorme successo di critica e di pubblico.(Vedi più dettagliatamente nel libro" Il Teatro Marenco, storia di un palcoscenico di paese" di R.Luciano e M.Robaldo - ed.Stilgraf - 1997).

 

Aldo Viora nato a Ceva il 7 novembre 1952 dove vive tuttora. Ha lavorato come direttore della sede di Ceva del Banco Azzoaglio. Ora impiegato alla Deutsche Bank in Ceva.
Alla riapertura del Teatro (1975), sotto la presidenza di Riccardo Luciano, inzia la sua collaborazione come direttore amministrativo per passarre, dopo poco tempo, sotto la guida di Nuccio Messina, direttore artistico, incarico che tiene (con pochi intervalli di natura politica) per oltre vent'anni fino al 2003.
A nostro avviso, tra i molti suoi meriti, prevale quello di aver dato sempre molto spazio ed attenzione ai giovani. I risultati si vedono oggi osservando l'età media degli appassionati e spettatori del Marenco.
Qui lo ricordiamo anche come brillante "attor giovane" nelle produzioni di commedie piemontesi.
(Vedi più dettagliatamente nel libro" Il Teatro Marenco, storia di un palcoscenico di paese" di R.Luciano e M.Robaldo - ed.Stilgraf - 1997).